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SULLE RIFORME- LA STRAORDINARIA FLOTTA CINESE ( 2 )

Pubblicato: 27 dicembre 2013

SULLE RIFORME- LA STRAORDINARIA FLOTTA CINESE ( 2 )


SULLE  RIFORME- I MANDARINI CINESI

(ovvero, della percezione dell’innovazione come una minaccia per i governanti)

 

Per 44 secoli la Cina era stato un impero terrestre,delimitato e alimentato dai suoi enormi fiumi, che costituivano una rete lunga ben 120.000 km di percorsi navigabili. A quel tempo (1402), la Cina era l’impero più vasto e ricco, ma isolato da tutti: le sue imbarcazioni – di tipo fluviale- si allontanavano non più di 2-3 km dalle coste amiche. Un gigante senza prospettive, cui era impedito, per mancanza di strutture mercantili adeguate, di espandere i propri rapporti commerciali e relazionali.

 

            Venne un imperatore con idee innovative e con collaboratori geniali, coraggiosi e ricchi d’iniziative. L’imperatore Yongle (Dinastia Ming) decide il grande salto (1402):ordina la costruzione di una flotta di 3500 navi oceaniche, enormi per quei tempi e ne affida il comando ad uno dei suoi più umili collaboratori, un orfano di nome Zheng He.Tre anni dopo la flotta è in grado di salpare avventurandosi in mare aperto. Per dare un’idea del “salto innovativo”: dalla navigazione fluviale sul proprio territorio si passa alla navigazione oceanica, in competizione, commerciale ma anche militare, col resto del mondo; obiettivo è scoprire e conquistare militarmente presidi territoriali in giro per l’Asia e l’Africa:gli europei lo fecero soltanto a partire da oltre 80 anni dopo, con Cristoforo Colombo e Vasco de Gama; il ponte principale della nave ammiraglia aveva una superficie di 7400 mq: poteva parcheggiare benissimo e contemporaneamente tutte e sette le navi oceaniche dei due citati esploratori europei di 80 anni dopo! I cui equipaggi di 260 persone erano meno dell’uno per cento degli equipaggi della flotta di Zheng He: 30.000 marinai. Le navi imperiali avevano fino a 9 alberi (lunghezza: 137 metri), contro i due alberi (ottant’anni dopo) di quelle europee (lunghe 12 metri).Potevano trasportare almeno tremila tonnellate di uomini e merci, contro le trecento di Vasco de Gama: e ancora nel 1588- cioè 180 anni dopo- nessuna nave mercantile inglese, la regina incontrastata dei mari, superava le 400 tonnellate. Ed avevano pure inventato la bussola!

 

            Con questo straordinario patrimonio tecnologico,di audacia e di efficienza, la flotta oceanica cinese realizzò l’ambizioso progetto di conquistare e presidiare una rete di avamposti commerciali e diplomatici in oltre metà del globo terrestre. In trent’anni: dall’odierno Viet Nam, all’India, all’Africa orientale. Ebbe inizio la più straordinaria fase di espansione e costruzione di ricchezze(commerciali, ma anche culturali ed artistiche) della lunga storia della Cina. Il coraggio innovativo, la scelta di stimolare gli uomini con progetti solo apparentemente incredibili mostrarono le loro potenzialità ed ebbero il loro premio.

            Ma…..Morto Yongle, i suoi successori, privi del suo spirito illuminato e della sua visione strategica,cancellarono rapidamente quel progetto, distrussero quel patrimonio tecnologico, repressero quello spirito di intrapresa. La straordinaria flotta fu data alle fiamme, ai mercanti cinesi fu proibito di viaggiare all’estero;non si potevano costruire navi con più di 2 alberi, pena la perdita della vita.Venne abrogata la politica di apertura verso il resto del mondo (commerci,diplomazia…) e restaurata la politica isolazionistica che caratterizzerà le relazioni estere della Cina fino ai mostri tempi: un calcio al futuro per difendere più facilmente (all’apparenza) il potere interno degli imperatori e del funzionariato.

            Con quali costi anche, e soprattutto, in vite umane lo sanno tutti. Nell’ottocento,i morti in quell’enorme ed isolato Paese furono milioni. Eppure, erano una civiltà che aveva mostrato delle straordinarie eccellenze….

 

            Ognuno può trarre da questo lampo di storia (ripreso in parte da un inserto de La Repubblica del 15 dicembre) , se vuole, gli insegnamenti che ritiene più opportuni. Crediamo non ci siano però dubbi sul fatto che il rifiuto, per qualsiasi motivo, dell’innovazione,delle riforme, dell’aggiornamento del modello di vita produce un distacco dalla realtà che ha certamente effetti anche gravi sulla comunità.

            Riforme ed innovazione continua non sono un optional, ma un obbligo per chi riveste ruolo dirigente e deve sentire l’onerosità di questo ruolo, che non è mai onorifico,ma reale e pesantissimo. Inoltre,la stessa storia insegna che chi sposa innovazione e riforme ha anche ben chiaro che imbocca una strada da farsi in compagnia di validi compagni, scelti per convinzioni e merito.

Da soli, è triste anche andare al bar a prendere un caffè.

 

27/12/2013

 

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