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2017: LA BELLA STORIA DELLA GRU SARUS (CENERINO, 8)

Pubblicato: 31 gennaio 2017

2017: LA BELLA STORIA DELLA GRU SARUS (CENERINO, 8)

La notizia è delle migliori: “Thailandia, via i pesticidi. E la gru torna”.

 

Le gru Sarus, gli uccelli più alti del mondo, ripopolano le paludi del nord est della Thailandia ( Burinam) dopo mezzo secolo di assenza. Perché assenti? L’articolo di Repubblica (Raimondo Bultrini,31/01/2017) racconta come e perché. Questa stupenda specie popolava le paludi ,nutrendosi di creature particolari, come gamberetti, lombrichi, locuste,piccoli serpenti d’acqua. Questo cibo vivo venne contaminato dai diserbanti chimici utilizzati in grande abbondanza nella coltivazione agricola del territorio circostante le paludi: in particolare nelle coltivazioni di riso.Progressivamente le gru scomparvero da quei siti inquinati, ma anche da altri-in India ed in altre Nazioni del sud est asiatico.

Thailandia e Nazioni Unite (Undp) decisero di intervenire, riconvertendo le coltivazioni in altre “biologiche”, che non pretendessero tanto massicci quantitativi di sostanze tossiche ed inquinanti.Parallelamente, mentre si interveniva (costo: 1,5 milioni di dollari) per risanare l’habitat, gli ornitologi si peritavano di allevare in ambiente protetto un buon numero di coppie. Sessanta esemplari di allevamento furono poi liberati, di questi, 42 sono ancora in vita e felicemente insediati nell’habitat naturale risanato. Il riso bio così prodotto con le nuove tecnologie pulite, trainato dall’immagine della gru Sarus, ha avuto un grande successo commerciale e garantisce un introito vitale per migliaia di famiglie.

Siamo tutti felici per le famiglie, per le gru, per l’ambiente risanato. Ma ci resta un dubbio ed una curiosità: una storia così positiva nasconde forse qualche importante insegnamento per la collettività, fornisce forse qualche modalità intelligente per affrontare analoghe situazioni?.

A noi pare di sì: il pensiero corre immediatamente al recentissimo “caso Psittacus erithacus”, cioè al Pappagallo cenerino ed ad un altro continente: l’Africa, in particolare l’Africa centrale in cui esso vive, o meglio: ha sempre vissuto e vorrebbe continuare a vivere in pace. Peccato che in questo caso, anziché intervenire per evitare la distruzione dell’ambiente e per favorire l’allevamento in ambiente controllato, si sono colpiti  gli ornitologi/ornicoltori, lasciando liberi di continuare ad agire i distruttori di foresta (legname fonte di speculazione economica…), i bracconieri che catturano gli esemplari selvatici o prelevano le loro uova dai nidi in natura per farne  strumento di indebito arricchimento e tutti coloro che sostengono e proteggono direttamente o indirettamente queste confraternite di malaffare.

Purtroppo, la nostra naturale curiosità di conoscere il pensiero razionale che sta dietro questa scelta è destinato a rimanere insoddisfatto: da settimane abbia formalmente richiesto al Ministero Ambiente italiano- nostro interlocutore primario ed istituzionale- che ci illumini. La luce non si è ancora accesa…..

31 gennaio 2017

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