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AVIARIA: IL POSSIBILE MECCANISMO DI CONTAGIO

Pubblicato: 05 settembre 2013

AVIARIA: IL POSSIBILE MECCANISMO DI CONTAGIO

La conoscenza è un elemento fondamentale per interpretare gli avvenimenti e predisporre contromisure, sopratutto preventive. Anche i nostri associati è bene conoscano alcuni eventi e relazioni, per trarre le eventuali dovute conseguenze di competenza.

Notizie ufficiali regionali cercano di fare chiarezza sulle cause che hanno innescato il contagio nel primo focolaio a Ostellato (FE) e poi propagato il virus nel sistema di aziende e centri di lavorazione uova , che fanno capo ad un unico gruppo industriale.Gli stralci sono ricavati da:

RELAZIONE SU INFLUENZA AVIARIA IN REGIONE
Situazione al 2 settembre 2013

 CONSISTENZA DEL COMPARTO AVICOLO EMILIA ROMAGNA

In Regione sono presenti oltre 1.100 allevamenti delle differenti specie avicole per un
numero stimato di 36 milioni di capi.
L’Italia è autosufficiente per il 107% della produzione di carne avicola. Il fatturato
industriale dell’industria alimentare avicola è pari a quasi 4 miliardi di Euro il quale
rappresenta il 3.5% del totale dell’industria alimentare italiana (fonte: INEA). Il Veneto è il principale produttore di carni avicole, seguono Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte.
La produzione agricola italiana di uova ammonta 1,2 miliardi di Euro pari a 13 milioni di tonnellate. Il fatturato delle vendite del prodotto finito è pari a 1,5 miliardi di Euro. Circa il 45% del prodotto è utilizzato nell’industria alimentare (ovoprodotti). Circa il 50% di questa produzione è concentrato nel Nord Italia: 17% in Lombardia, 16% rispettivamente in Veneto ed Emilia-Romagna. L’Italia è autosufficiente per il consumo di uova per il 106%.
Il settore avicunicolo in ER vale oltre 600 milioni di €.
Quello delle uova vale oltre 320 milioni di €

IPOTESI DI ARRIVO E TRASMISSIONE DEL VIRUS INFLUENZALE

L’ipotesi più plausibile per l’arrivo e il diffondersi dell’epidemia è la seguente.
Le anatre in migrazione contaminano i parchetti esterni dove di giorno razzolavano le
galline dell’allevamento di Ostellato. In allevamento il virus muta passando da bassa ad
alta patogenicità.
Il virus passa da Ostellato a Mordano tramite il trasporto delle uova. Infatti a fianco
dell’allevamento di Mordano c’è un centro di imballaggio che lavora le uova dello stesso
allevamento e quelle che arrivano da altri allevamenti del gruppo, compreso quello di
Ostellato.
Con una probabile diffusione aerogena (venti), il virus da Ostellato si diffonde ai tacchini di
Portomaggiore che dista solo 3,5 km di distanza in linea d’aria dal focolaio.
Tramite i mezzi per la raccolta della pollina il virus interessa anche il secondo allevamento di Mordano.

IL VIRUS E L'UOMO

Interventi di sorveglianza e controllo nei confronti delle persone
I virus influenzali umani derivano filogeneticamente dai virus influenzali aviari, ma fino al 1997 non erano mai stati dimostrati e descritti casi di trasmissione diretta dai volatili all’uomo. In realtà il virus aviario può passare agli umani principalmente per esposizioni professionali, quando le persone hanno avuto stretto contatto con volatili infetti.
Diversi sono i virus influenzali aviari che possono causare epidemie. Quella H7N7, che sta interessando la nostra regione è, tra quelli potenzialmente pandemici, uno dei meno patogeni per l’uomo.
L’incubazione nell’uomo varia mediamente da 3 a 7 giorni con un massimo di 10 giorni. I sintomi più frequenti sono la congiuntivite e le sindromi similinfluenzali.
Nel caso di epidemia da virus ad alta patogenicità H7N7 verificatosi nel 2003 in Olanda, il più rilevante episodio accaduto in Europa, sono stati colpiti 255 allevamenti e abbattuti 30 milioni di polli. In quell’episodio un veterinario è deceduto e 453 persone hanno manifestato sintomi, principalmente congiuntiviti (349) e sintomatologia similinfluenzale (90). Nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di persone esposte professionalmente, ma si sono registrati anche alcuni rari casi nei familiari degli esposti.
La stima degli esposti era di 4.500 persone e quindi circa il 7-8% ha manifestato
congiuntivite, mentre il 2% sintomi similinfluenzali.
Pertanto, gli interventi di sorveglianza e controllo messi in atto nei confronti delle persone si sono focalizzati prioritariamente sui lavoratori.

TRASMISSIONE ALL'UOMO MEDIANTE INGESTIONE ALIMENTI


La bibliografia scientifica esclude la possibilità di contagio dell’uomo per il consumo di
alimenti contaminati. Il ritiro delle uova provenienti dall’allevamento infetto è un atto
precauzionale per evitare che uova o parti di uova acquistate per il consumo umano
vengano poi date ad animali sensibili (ad esempio, i gusci delle uova acquistate e
utilizzate in famiglia possono essere gettati alle galline rurali allevate in prossimità
dell’abitazione).

IMPORTANTE COMMENTO DELLA REDAZIONE:

Non sono segnalati , nei documenti ufficiali,casi di contagio sui passeriformi delle aree interessate. La cosa è ancora più significativa se si pensa che si tratta di allevamenti industriali che si sviluppano almeno parzialmente all'aperto. Il che significa che non solo le anatre presunte portatrici del virus possono accedere, ma anche i passeriformi selvatici.

Nessuna segnalazione di contagio.

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